martedì 10 gennaio 2017

Successo per la “Didone abbandonata” di Vinci e Metastasio in Avvenire 11 gennaio

Firenze.
Successo per la “Didone abbandonata” di Vinci e Metastasio
La messa in scena in questi giorni a Firenze (a fine marzo a Pisa), di Didone Abbandonata di Leonardo Vinci su libretto di Pietro Metastasio è un evento importante non solo perché il lavoro - rappresentato in prima assoluta a Roma del gennaio del 1726 e mai ripreso in tempi moderni - fornì la sintassi dell’“opera seria” settecentesca. Ma anche perché tra le numerose opere tratte dal quarto libro dell’Eneide, fu, all’epoca, quella di maggior successo, girò per tutta Europa ed indusse l’Imperatore d’Austria a invitare a Vienna Pietro Metastasio, che vi restò per tutta la vita con la carica di “poeta cesareo”, diffondendo l’italiano come lingua franca delle maggiori corti europee. È anche un ritorno dei teatri del Maggio fiorentino alla propria vocazione di riscopritore di capolavori del passato. Alla prima rappresentazione moderna dopo circa tre secoli, il piccolo Teatro Goldoni (delizioso edificio dell’inizio dell’Ottocento con circa 350 posti), era stracolmo. I tre atti della versione metastasiana, sono divisi in due parti, con un breve intervallo per una durata complessiva di poco più di tre ore. La regia (Deda Cristina Colonna), le scene (GabrieleVanzini), ed i costumi (Monica Iacuzzo) sono semplici ed austere (come dovevano essere nel Settecento per lavori destinati a girare per più teatri in mezza Europa). Efficaci i giochi di luce di Vincenzo Raponi e le “ombre cinesi” della Compagnia Altretracce; con pochi tratti e chiaroscuri mostrano vari ambienti del palazzo di Didone, la costruzione ed il successo incendio di Cartagine, le navi di Enea , le tempeste di mare.
Carlo Ipata, maestro concertatore, è uno specialista di questo repertorio con cui anima l’Auser musici di Pisa e in estate Opera Barga, in Garfagnana, ha diretto con grande precisione un’orchestra con strumenti modellati tra quelli dell’epoca. Tre grandi voci: il controtenore Raffale Pé (nel ruolo di Iarba), il soprano drammatico Roberta Mameli (una vibrante Didone) e il tenore Carlo Allemano (un eroico Enea) . Di livello anche Gabriella Costa (Semele), Marta Pluda (Araspe) e Giada Frasconi (Osmida). Vale un viaggio.
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Alla prima rappresentazione moderna dopo circa tre secoli, il piccolo Teatro Goldoni era stracolmo
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