sabato 3 dicembre 2016

Due secoli dopo “Otello” riconquista Napoli in Avvenire 4 dicembre



Lirica.
Due secoli dopo “Otello” riconquista Napoli
GIUSEPPE PENNISI
NAPOLI
Il 30 novembre è iniziata per il San Carlo di Napoli una stagione di grande rilievo: ben diciassette titoli di opera, il primo dei quali è Otello di Rossini nel secondo centenario dalla prima assoluta proprio a Napoli. Allora fu un enorme successo, ora è una rarità da imputarsi sia alla fragilità del libretto sia alle difficoltà vocali, non ultima quella di disporre di tre te- nori per controbilanciare un soprano di agilità, esteso tanto verso acuti spericolati quanto a un registro molto grave.
L’opera attinge solo in parte all’Othello di Shakespeare, più nitidi sono invece i riferimenti a Othello di Jean François Ducis, del 1792. Il protagonista non è il Moro (definito da Stendhal «poco tormentato, poco tenero e molto vanitoso che sconvolto fa un’isterica follia e arriva a uccidere») ma Desdemona, torturata dall’amore per il padre, che vuole darla in moglie al figlio del Doge mentre ella è già sposa segreta di Otello. Ciò spiega perché la regia di Amos Gitai, che ha avuto anche qualche fischio, poco si integri sia con le monumentali scene rinascimentali di Dante Ferretti sia con l’azione. Gitai vede nell’Otello rossiniano un contrasto di civiltà (alcune proiezioni fanno riferimento alla guerra in Medio Oriente). Una regia forse appropriata all’Otello verdiano, poco in linea però con una partitura delicata e una scrittura vocale dominata da vocalizzi e coloratura.
Di altissimo livello la parte musicale. Con Gabriele Ferro, l’orchestra del San Carlo è in grande spolvero. Nino Machaidze è la protagonista assoluta della serata sia sotto il profilo vocale sia scenico, con un distinto sviluppo psicologico. John Osborn (Otello), Dmitry Korchak (Rodrigo) e Juan Francisco Gatell (Iago) sono i tre tenori di grande livello che la circondano e contendono per lei. Una squadra che pochi teatri sarebbero in grado di mettere insieme.
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Di livello la direzione di Ferro e il cast nell’impegnativa partitura rossiniana Ma la regia di Gitai è apparsa fuori centro rispetto allo spirito dell’opera
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Osborn in “Otello” (Romano)

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