martedì 22 novembre 2016

“Tristano e Isotta” di Gatti e Audi pronto per l’Opera in Avvenire 23novembre



Roma
“Tristano e Isotta” di Gatti e Audi pronto per l’Opera
ROMA
La sera del 27 novembre, viene inaugurata una sfavillante stagione del Teatro dell’Opera con una nuova produzione di
Tristan und Isolde di Richard Wagner. L’opera manca da Roma del 2006, quando l’allestimento non fu esaltante (soprattutto a ragione del tenore). Si era vista e ascoltata all’inizio degli anni 80, altra produzione che non ha lasciato un marchio significativo. Questa volta
Tristan und Isolde è frutto di un grande impegno internazionale. Ha debuttato in maggio a Parigi al Théâtre des Champs-Élysées (con in buca l’Orchestre National de France) andrà successivamente a Amsterdam. La regia è di Pierre Audi (scene e costumi di Christof Hetzerm). La direzione di Daniele Gatti, che con questo titolo debutta al Teatro dell’Opera, dove ritornerà l’anno prossimo per inaugurare la stagione con La damnation de Faust di Berlioz. Il cast è identico a quello parigino: Rachel Nicholls è Isolde, Re Mark è John Relyea, Kurwenal Brett Polegato, Brangäne Michelle Breedt.
Sola eccezione il protagonista: non Torsten Kerl (ricordiamo un suo ottimo Parsifal a Firenze e Strasburgo circa venticinque anni fa) ma il giovane Andreas Schager, ascoltato a Roma in Rienzi nel 2013 e alla Scala come Siegfried nel Ring. Tristan und Isolde è un’opera che ha avuto diverse esecuzioni in Italia negli ultimi 15 anni (mai come in Germania e Stati Uniti, dove è opera di repertorio, anche se non tutte le esecuzioni sono all’altezza): oltre che a Roma se ne sono viste e ascoltate alla Scala, a Bologna, a Genova e a Firenze, per citare solo le più note.
Audi e Gatti hanno lavorato insieme per creare un clima onirico sia in buca che sul palco. Un Tristan und Isolde quasi visto attraverso il filtro della memoria dei due protagonisti dopo la loro avventura umana, come spiega il direttore milanese: «I frammenti astratti della nave, i denti delle balene, le rocce che ci fanno sentire che il mare è vicino», sottolinea Gatti ricordando che ci sono altri aspetti simbolici «come il corpo imbalsamato elevato verso il cielo, come si fa in Africa dove la morte è concepita come un viaggio verso l’Alto». È doveroso dire, però, che alla prima parigina non tutto il pubblico ha apprezzato il simbolismo di Audi e i tempi di Gatti, vedremo dunque come reagirà il pubblico domenica prossima. A Roma, dove la musica contemporanea è di casa quanto a Berlino (e più che a Parigi), verrà probabilmente meglio compresa. «In questo capolavoro del romanticismo – sottolinea ancora Gatti – l’opera è pervasa da Sehnsucht, termine chiave che indica un forte anelito per qualcosa che si annienta al momento stesso in cui la si raggiunge». È una frase chiave per capire il Tristan und Isolde dove la « wilde, minnige Maid » (selvaggiamente amante) Isolde e il «casto» Tristan si sfiorano appena, nonostante una scrittura musicale, specialmente, nel secondo atto, intrisa di eros.
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