mercoledì 9 marzo 2016

La politica monetaria è ormai al limite Ma l’inflazione è ancora addormentata In Avvanire 10 marzo



La politica monetaria è ormai al limite Ma l’inflazione è ancora addormentata
GIUSEPPE PENNISI
Il Quantitative easing della Banca centrale europea va oggi verso un 'tagliando' che appare non solo doveroso ad un anno dall’avvio del programma ma anche auspicabile, poiché l’acquisto di titoli (60 miliardi di euro al mese ) da parte della Bce non sembra affatto prossimo all’obiettivo di riportare l’inflazione nella zona euro a un tasso annuo del 2%. Nei 12 mesi terminati il 29 febbraio, al contrario, il tasso armonizzato dell’indice dei prezzi al consumo nell’area ha subito una contrazione dello 0,2%. Se l’indice viene depurato per togliervi prodotti molto sensibili a tendenze di breve periodo (petrolio, alimentari), c’è stato un aumento, ma appena dello 0,7% (e quindi sempre molto distante dall’obiettivo del 2%). Ci sono stati leggeri segni di miglioramento dell’economia reale, ma sono molto fragili. Lo suggerisce anche il fatto che le indicazioni positive dei primi mesi del 2015 (quando il Pil dell’area cresceva allo 0,5%, cioè a un tasso annuale del 2,2%) sono state smorzate nell’ultimo trimestre dell’anno scorso: una crescita appena dello 0,2% che, se proiettata all’intero 2016, suggerisce per quest’anno un aumento del Pil solo dell’1,1% per l’intera zona euro. In breve, l’iniezione monetaria appare avere modesti effetti su prezzi e crescita.
Per quali ragioni? Uno studio della Cgia di Mestre documenta che parte della responsabilità è dei grandi istituti bancari che non avrebbero convogliato verso le aziende gli 87 miliardi di titoli pubblici convogliati dalla Bce all’Italia, mentre nello stesso periodo i prestiti degli istituti di credito alle imprese sono diminuiti di 15 miliardi di euro (rispetto ai 12 mesi precedenti). Le cronache delle ultime settimane suggeriscono che numerosi istituti hanno utilizzato il Qe per 'ripulire' i loro conti da crediti deteriorati piuttosto che per nuove attività. Tuttavia, questa è solamente una delle componenti. Anche in Germania e in Francia, dove le previsioni di crescita economica per il biennio 2016-2017 sono più favorevoli che in Italia e dove i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati negli ultimi 12 mesi, l’inflazione è prossima allo zero (+0,2% per i consumatori tedeschi e +0,1% per quelli francesi).
Il nodo di fondo risiede nei limiti delle politica monetaria in una fase di rallentamento dell’economia mondiale e di rischi di una nuova deflazione nell’area dell’euro.
È verosimile che oggi la Bce, unitamente ad aumentare la dose mensile di Qe, rivolga un appello ai Governi ed ai Parlamenti non solo per riforme economiche più coraggiose ma anche per politiche di bilancio che supportino la leva monetaria. Politiche di questo tipo quanto sarebbero compatibili con il Fiscal Compact? E in che misura si distinguerebbero dalla flessibilità richiesta da diversi Stati dell’eurozona?
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dell’eurozona?

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