martedì 29 marzo 2016

Dove va l’Europa di Bruxelles? in Formiche 29 marzo



Dove va l’Europa di Bruxelles?
Dove va l’Europa di Bruxelles?
Il corsivo dell'economista Giuseppe Pennisi
Dove va l’Unione Europea (UE)? Occorre chiederselo con urgenza dopo gli attentati di Bruxelles. Non solo perché il Califfato Islamico e le sue propaggini sul Vecchio continente sono un’ulteriore minaccia al “grande disegno” di una closer integration degli Stati dell’UE: si stanno alzando di nuovo le barriere ai movimenti di persone ed i controlli a quelli di merci, aumentano i Governi degli Stati UE che chiedono “statuti speciali” quali quello che il Consiglio Europea ha concesso alla Gran Bretagna, pullulano le richieste di flessibilità nell’applicazione di trattati ed accordi intergovernativi firmati e ratificati e di eccezioni nei riguardi di regolamenti appena entrati in vigore. Ma soprattutto perché Bruxelles è diventata un microcosmo di quella che potrebbe essere la futura UE.
Per decenni, i dirigenti ed i funzionari di questo “microcosmo” si sono vantati di fare parte di quella che era che era diventata da una piccola città “liberty” di un piccolo Regno creato a tavolino per essere uno “Stato cuscinetto” tra Francia e Germania e diventata la “capitale multiculturale e multirazziale d’Europa”. E’ una “capitale” – ha avvertito di recente il capo della redazione politica di Die Zeit Jochen Bittner – di cui non si dovrebbe essere orgogliosi se rappresentasse il modello verso cui stiamo viaggiando per l’UE del futuro.
A circa duecento anni dalla creazione del Regno del Belgio, l’integrazione tra fiamminghi, valloni e un piccolo numero di tedeschi è lontana dall’essersi compiuta, nonostante avessero come minimo comun denominatore una religione comune. Per un territorio ed una popolazione simili a quella della Lombardia si è costituita una federazione con tre “comunità” che hanno solo in parte continuità geografica (la carta geografica del Belgio assomiglia a quella della Repubblica del Sud Africa con i Bantustan alla fine degli Anni Settanta). Le “comunità”, oltre ad avere lingue diverse, hanno servizi di sicurezza differenti (in gran misura alla dipendenza delle municipalità, regolamenti locali spesso contrastanti), e via discorrendo.
Se i fiamminghi, i valloni e la minoranza tedesca si sentono più legati alle loro “comunità” che al circa duecentennale Regno, per quale motivo i musulmani residenti od anche nati in Belgio si dovrebbero sentire cittadini del Regno ed assimilarne leggi, usi e costumi? Le rivalità tra “comunità”, che hanno impedito al Regno di darsi un Governo per oltre cinquecento giorni, si riflettono anche nella vita amministrativa: a Bruxelles (capitale del Regno federale) non esiste imparzialità dell’amministrazione (principio di base di qualsiasi Stato moderno); forse esiste un po’ di imparzialità giudiziaria.
Le varie “comunità” sono in competizione (e lotta) continua e ciascuna ha i propri valori di riferimento. Un risultato è l’accavallarsi di norme e direttive, conseguente lentezza (ove non caos) in qualsiasi azione. Naturalmente in questa situazione sguazzano il malaffare ed il terrorismo.
E’ questa l’Europa multinazionale dove ci stiamo dirigendo? Sarebbe il momento di una pausa di riflessione.

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