martedì 7 ottobre 2014

Un “libertino” fuori dal registro di Mozart in Avvenire 7 ottobre



Jesi, fischiato il “«Don Giovanni” di Vick Un “libertino” fuori dal registro di Mozart
GIUSEPPE PENNISI Al calar del sipario è partita, da loggione e palchi, un’ondata di «booh» e fischi nei confronti del regista Graham Vick. Dopo qualche minuto, però sono partiti applausi, quasi ovazioni, per l’orchestra “I Pomeriggi Musicali di Milano”, il giovane maestro concertatore José Luís Gómez Ríos e i cantanti, molti appena usciti dalla formazione all’AsLiCo. Una scelta chiara e netta, nella placida Jesi. Da parte di un abitualmente tranquillo pubblico borghese. Tutto questo alla prima, il 4 ottobre, di un’edizione del mozartiano Don Giovanni che sino al 13 dicembre si vedrà in sette teatri italiani (circuito lombardo, circuito marchigiano, Reggio Emilia, Bolzano) e in primavera a Parma e in un paio di teatri francesi.
La coproduzione tra una decina di teatri, al fine di fare sinergie e ammortizzare i costi, merita di essere valutata positivamente: due cast si alternano per una quarantina di repliche e con un’orchestra di pregio. Ciò ha anche permesso di ingaggiare uno dei registi più noti e più acclamati del momento (con otto Premi Abbiati, nonché insignito con la maggiore onorificenza britannica, Cbe ossia Commander of the British Empire).
La parte musicale dell’edizione non è priva di pregio. Si utilizza la “versione di Praga” (la prima delle due predisposte da Mozart) che termina con il coro di condanna al “dissoluto” finito all’inferno. L’organico quindi è scarno e ha effetti stereofonici nell’ultima parte. Bravo il maestro concertatore nel tenere un equilibrio tra buca e palcoscenico e nell’alternare sonorità giocose e drammatiche. Tra i giovani cantanti, il gruppo maschile (da segnalare il Don Ottavio di Giovanni Sebastiano Sala) supera quello femminile, ma sono tutti di buon livello.
I guai sono con la regia di Vick e le lugubri scene e i costumi di Stuart Nunn. In primo luogo l’allestimento è vecchio: alla fine degli Anni Ottanta, Peter Sellars ha portato in vari teatri un Don Giovanni trasgressivo, e per un decennio, a Stoccolma, Stein Winge ha presentato un Don dove in un ristorante high tech erano tutti in preda a raptus sessuali. In secondo luogo, non tiene conto del libretto: nella sua ultima giornata, il “libertino” è solo di fronte alla morte, cerca di esorcizzarla tentando di sedurre donne ma non gliene va bene una. In terzo luogo, la regia ha poco a che fare con la parabola sul castigo che Mozart, ammesso da poco a un circolo cattolico illuminista, dà al lavoro. In quarto luogo, il clima di miseria con orge, drogati, malviventi e di violenza alle donne (di cui Mozart avrebbe esaltato la saggezza nella successiva Nozze di Figaro) mal si addice a una partitura in cui domina il “re”, alternando minore e maggiore per sottolineare la differenza tra il mondo del Don e del Commendatore da quello degli altri. Provaci ancora, Graham.
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Bocciato il regista al debutto, applausi per l’orchestra e il giovane maestro Gómez Ríos Coproduzione fra una decina di teatri, girerà Italia e Francia
Il “Don Giovanni” di Vick

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