lunedì 6 ottobre 2014

Cercansi disperatamente investimenti (e progetti) per la crescita in Formiche del 6 ottobre



Cercansi disperatamente investimenti (e progetti) per la crescita

06 - 10 - 2014Giuseppe Pennisi Cercansi disperatamente investimenti (e progetti) per la crescita
Unicamente a ragione della mia età, alla presentazione in Italia a cura della Fefab, dell’Abi e dell’Ania, del rapporto di Chatham House “Building Growth in Europe-Innovatiove Financing for Infrastructure” (presentazione che verrà, tra breve, replicata a Londra) mi è venuto in mente il titolo del libro che alla metà degli Anni Sessanta conteneva due racconti di J.D. Salinger, molto cari alla mia generazione perché ne riflettevano “l’agonia e l’estasi”.
Eppure Alzate l’architrave, carpentieri in senso concreto, non figurato, dovrebbe essere il messaggio che l’Italia dovrebbe trarre dal documento (del cui Executive Summary riportiamo il testo integrale). Il rapporto esamina con cura gli strumenti finanziari, specialmente quelli innovativi, che sono o si stanno facendo disponibili sul mercato finanziario europeo per far diventare gli investimenti in infrastruttura il motore della crescita in Europa, come peraltro ha sostenuto il nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker sin dal suo primo discorso al Parlamento Europea.
Del ruolo degli investimenti in Italia e in Europa ha scritto ieri sul Sole 24 Ore Alberto Quadrio Curzio. In effetti dall’inizio della crisi, il tracollo degli investimenti nell’Unione Europea è stato drastico: gli investimenti pubblici sono stati falciati dai tagli alle spese messi in atto da governi e parlamenti, quelli privati sia dall’incertezza sul quadro economico sia dalle severe ristrettezze al credito bancario sia dall’essiccarsi del private equity. Tuttavia, nell’UE (e anche in Italia), la situazione – documenta lo studio – è cambiata: non fanno difetto i risparmi delle famiglie, le attività dei fondi pensioni e le riserve di investitori istituzionali alla ricerca di piazzamenti a lungo termine che forniscano rendimenti non elevati ma sufficientemente sicuri. In tutta Europa, ed in particolare in Italia, è aumentata e si è affinata la capacità di valutare la qualità finanziaria ed economica dei singoli progetti e programmi di investimento e di selezionare quelli che meglio rispondono agli obiettivi degli investitori.
Tuttavia, specialmente in Italia, gli investimenti non ripartono. In effetti in quel Paese che proprio cinquanta anni fa meraviglio il mondo con la capacità di realizzare presto e bene l’autostrada del Sole, pare manchino i progetti. Lo ha detto sottolineato di recente anche il vicepresidente della Bei, Dario Scannapieco, come documentato su Formiche.net.
A mio avviso, troppo a lungo si è pensato che la progettazione e la sua valutazione sia materia di spettanza di categorie professionali piuttosto marginali (come gli economisti e gli analisi finanziari a cui appartengo) ove non dannosi (come i giuristi amministrativi). Alla presentazione del documento non era presente, che io sappia, un solo ingegnere. Mentre gli ingegneri sono l’elemento essenziale per la progettazione di infrastrutture. Ho la sensazione che la grande scuola di ingegneria civile abbia perso un po’ la strada od il ruolo nelle Università italiane verso la metà degli Anni Settanta. Senza ingegneri versati nella materia non si allestiscono programmi, progetti, computi metrici, tutto quanto è necessario, prima, per disporre di una platea di progetti validi e cantierabili e poi un sistema di supervisione che consenta monitoraggio dei costi e dei tempi.
Suggerisco a Formiche.net di aprire un dibattito in matreria

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