giovedì 18 settembre 2014

“King Arthur” di Purcell ridotto a un’opera senza religione in Avvenire 18 settembre



Lirica.

“King Arthur” di Purcell ridotto a un’opera senza religione


GIUSEPPE PENNISI

JESI (ANCONA)
K
ing Arthur, “semi-opera” di Henry Purcell su testo di John Dryden, arriva in Italia dopo circa 325 an­ni dalla prima londinese nel giu­gno 1691 che venne seguita da ben cen­to repliche. La “prima” è stata a Rimini l’al­tra sera nell’ambito della Sagra Malate­stiana. Dopo una tappa al Teatro Rossini di Pesaro, sarà al Teatro Argentina di Ro­ma dal 18 ottobre. È un evento importante per il suo significato musicale e religioso­filosofico. È una “semi-opera” in quanto i personaggi principali recitano, in versi, mentre le forze sovrannaturali cantano; inoltre la stesura originaria prevede im­portanti balletti. Il lavoro ebbe grande successo anche in quanto rispecchiava i conflitti politici e religiosi dell’epoca: era diventato re il cattolico James II (e Dryden si era con­vertito alla fede di Roma), ma ne conse­guì una lotta senza quartiere con il pro­testante Guglielmo d’Orange. Nella “se­mi- opera” il Re Arturo rappresenta i cri­stiani, protetto dalla mitologia classica, mentre il suo avversario Oswald è la Ca­sa di Orange, aiutata dalle divinità della mitologia germanica. La rappresenta­zione integrale del lavoro dura circa cin­que ore e mezza. In tempi moderni, si ri­corda un’esecuzione integrale molto spettacolare curata da Graham Vick a Parigi un quarto di secolo fa; è, però, messa in scena, oltre che in Gran Breta­gna, in università americane.

L’allestimento è affidato ad un gruppo di avanguardia, il Motus creato ed animato da Daniela Nicolò. L’intero spettacolo è ridotto a circa un’ora a mezza. Viene eli­minato il contesto storico-politico­religioso e trattato l’amore per giovane Re Artù per la principessa cieca Emmeline, sullo sfondo del rumore assordante di u­na guerra. Circa due terzi della musica di Purcell viene eseguita, con perizia, dal­l’Ensemble Sezione Aurea: ottimo il con­trotenore Carlo Vistoli e di buon livello i soprani Luca Catrani e Yuliya Poleshshuk. Dei versi di Dryden ne resta il dieci per cento ed i quaranta personaggi sono ri­dotti a due: Glen Çaçi (Re Artù) e Silvia Calderoni (Emmeline) La drammaturgia (Luca Scalini), i video (Aqua Micans Group) e la regia (Enrico Casagrande e Daniela Nicolà) rendono efficacemente il clima selvaggio in cui si evolve il lavoro.

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A Rimini con i Motus scompare la lotta tra paganesimo e cristianesimo

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