venerdì 7 febbraio 2014

Ci sono progressi Ma le eurocolombe sono sotto attacco in Avvenire 7 settembre



Ci sono progressi Ma le eurocolombe sono sotto attacco


GIUSEPPE PENNISI
A
lla vigilia del Consiglio Bce è giunta una buona notizia che, per molti aspetti, ha a­vuto meno rilievo, sulla stessa stampa specializzata, dei tremoli segnali di ripresa del­l’economia reale (nel 2015 il Pil dell’eurozona se­gnerebbe un aumento dello 0,5%). La notizia ri­guarda la Grecia: per la prima volta dall’inizio della crisi, il saldo primario dei conti pubblici è in attivo, anche se per una cifra modesta (un mi­liardo di euro) e non tale da assicurare stabilità, ci precisa Jens Bastian, un economista che per due anni ha fatto parte della 'troika'. È un bar­lume al termine di un lungo tunnel durante il quale è quasi scomparso il ceto medio greco ed è dilagata la povertà. Il barlume, però, viene let­to da numerosi economisti, non solo tedeschi, co­me un segno che la medicina può avere effetti col­laterali spiacevoli ma funziona.

Proprio alla vigilia della riunione Bce, è iniziato un vero e proprio attacco nei confronti di alcuni aspetti della politica dell’istituto volta a facilita­re la ripresa con misure 'non convenzionali', co­me gli Omt annunciati dal Mario Draghi il 2 a­gosto 2012 ma sino ad ora mai attuate. Questa vol­ta a sparare non sono i giuristi (alcuni da sempre critici della congruità degli Omt con il Trattato di Maastricht) : il primo colpo è partito nel nume­ro di febbraio della maggiore rivista accademica dell’Estonia, uno degli ultimi arrivati nell’euro­zona. Nel fascicolo appena pubblicato di Di­scussioons on Estonian Economic Policy , Man­fred O.E. Hennied e Matti Raudjary, due econo­misti di punta , affermano che gli Omt (e chi li ha inventati) non sono in linea né con la teoria eco­nomica né con i trattati dell’Unione Europea.

Quasi in parallelo, uno dei consiglieri economi­ci più ascoltati del Governo di Berlino, Hans Wer­ner Sinn fa uscire sul primo fascicolo di The World Economy un saggio in cui si analizzano 'auste­rità, crescita ed inflazione'. Sinn conclude che politiche neo-keynesiane sarebbero contropro­ducenti nel Nord Europa ed inutili nel Sud sino a quando l’area mediterranea e la Francia non ri­solvono i loro problemi di competitività. Anzi « i flussi di investimento dovrebbero andare verso il Nord – dove rendono di più – piuttosto che es­sere dirottati artificialmente verso il poco pro­duttivo Sud». Il punto centrale è che oggi, nonostante i segna­li di leggera inversione di tendenza, il clima nei confronti dei Paesi a alto debito è ancora meno favorevole di un mese fa. Anche a ragione del pro­babile naufragio dell’unione bancaria.

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