martedì 10 settembre 2013

nodo tagli Il ruolo-chiave della Ragioneria dello Stato in Avvenire 11 settembre



nodo tagli Il ruolo-chiave della Ragioneria dello Stato


DI GIUSEPPE PENNISI I tempi sono strettissimi: la Legge di Stabilità per il 2014 dovrà essere de­lineata entro il 20 settembre (data del­la presentazione della Nota Aggiuntiva al Documento di Economia e Finan­za). Per articolare il disegno di legge c’è tempo sino a metà ottobre. Quest’anno, per la prima volta, le autorità europee (Commissione, Ecofin) esprimeranno u­na valutazione prima ancora della con­clusione del vaglio parlamentare.

Alcuni parametri sono già definiti. In pri­mo luogo, come ha precisato ad Avveni­re il commissario europeo Olli Rehn, sot­to il profilo contabile l’indebitamento netto delle pubbliche amministrazione non potrà superare il 3% del Pil – ossia non ci saranno deroghe per investimen­ti pubblici, interventi per alta tecnolo­gia e simili – e l’Ue 'valuterà con cura le coperture'. In secondo luogo, se per eli­minare la seconda rata dell’Imu e non aumentare l’Iva occorre reperire 4 mi­liardi nelle prossime sei settimane, l’ag­giustamento da effettuare nel 2014 si po­ne sui 30-40 miliardi (la stima è pruden­ziale); non può essere effettuato con mi­sure puntiformi ma con una chiara idea delle priorità, come sottolinea da tempo almeno uno dei sottosegretari al Mini­stero dell’Economia e delle Finanze. Oc­corre anche concentrarsi sui punti es­senziali e temere possibili diversivi; ad esempio, sarebbe meglio varare il De­creto del Fare 2, di cui circolano diffe­renti bozze, dopo il chiarimento delle priorità e lo smaltimento del centinaio di adempimenti (nessuno pare conoscer­ne il numero esatto) per attuare in pie­no decreti convertiti in legge denomi­nati Salva Italia, Cresci Italia e Decreto del Fare 1. In terzo luogo, sarebbe poco saggio tentare di seguire le tendenze del­la spesa pubblica con aumenti della pressione tributario-contributiva: si smorzerebbero infatti i fragili segnali di possibile ripresa. Si dovrebbe, al contra­rio, ridurre il cuneo che pesa sul costo del lavoro e l’Irap che frena la competi­tività delle imprese. C’è certamente ancora molto grasso in una spesa pubblica di 800 miliardi l’an­no. Occorre individuarlo e sfoltirlo. A tal fine si deve seguire non tanto spending review occasionali affidate a task force e comitati tra il precario ed il provvisorio e, quindi, destinati ad avere una colla­borazione limitata dai ranghi ordinari della pubblica amministrazione. Lo mo­strano chiaramente le esperienze prece­denti effettuate in Italia. Quelle di suc­cesso attuate all’estero hanno attribuito, con grande chiarezza, la funzione (e la re­sponsabilità) ad un corpo dello Stato e l’hanno resa non un episodio straordi­nario (ed occasionale) ma un compito permanente. Ad esempio, la normativa americana in materia è l’unica legge ap­provata durante il primo mandato Rea­gan (ossia più di trent’anni fa) mai mo­dificata da allora (poiché consegue buo­ni risultati). Il programma di razionaliz­zazione delle scelte di bilancio attuato, come misura straordinaria in Francia nella seconda metà degli Anni Ottanta, è diventato competenza del ministero del Tesoro d’Oltralpe, che guida e coor­dina il resto dell’amministrazione.

Si può ipotizzare una task force per l’in­dividuazione rapida della spesa impro­duttiva e la sua eliminazione, ma si de­ve collocare il disegno in un quadro per­manente. La Ragioneria Generale dello Stato ha tutte le caratteristiche per esse­re l’istituzione su cui puntare.

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