lunedì 12 agosto 2013

ED IN AUTUNNO SI SCEGLIERA’ COME TAGLIATE IL DEBITO in Avvenire 13 agosto



 


ED IN AUTUNNO SI SCEGLIERA’ COME TAGLIATE IL DEBITO
Giuseppe Pennisi
Piovono pietre sulla finanza pubblica. Il 12 agosto (mentre il Presidente del Consiglio era in missione in Azerbaijan, gran parte dei Ministri in vacanza, il Parlamento in ferie), il servizio studi dell’Ocse ha diramato un nuovo lavoro econometrico in base al quale lo stock di debito pubblico (in Italia al 130% del Pil) farebbe rallentare la crescita economica ove superasse il 60% del Prodotto Interno –0 non il 90% sostenuto per anni dalla ‘dottrina dominante’. Alla ripresa dei lavori, il ‘ dossier ‘ del debito sarà, come non mai, all’attenzione dell’Esecutivo e del Legislativo. Le proposte sono numerosissime. Per orientarsi è utile raggrupparle in quattro gruppi principali, senza attribuirle a specifici economisti (spesso si sovrappongono) e rinviando, per i dettagli, ad un E-Book nel sito del Cnel ed al lavoro della Fondazione Astrid per il Governo Monti.

Un’imposta patrimoniale. E’ il metodo impiegato per decenni allo scopo di ridurre il debito. Lo stesso Luigi Einaudi scrisse che lo riteneva più efficiente e più equo dell’operazione da lui pilotata (maxi-inflazione e riforma monetaria) per portare , nell’immediato dopoguerra, lo stock di debito al 25% del Pil. E’, però, difficilmente praticabile. Un’imposta sulla ricchezza finanziaria porterebbe ad un deflusso di capitali (e smorzerebbe i cenni di un afflusso dall’estero; dovrebbe essere accompagnata da controlli sui movimenti di capitale (che ci porterebbero al di fuori dell’euro e secondo alcuni della stessa Unione Europea). Un’imposta sulla ricchezza immobiliare causerebbe il tracollo totale dell’edilizia il rischio di vera e propria rivolta dell’80% delle famiglie. Un prelievo sui  conti correnti (analogo a quello attuato del Governo Amato nella estate 1991) avrebbe conseguenze ancora più dirompenti.

Dismissioni di beni sotto il controllo dello Stato. E’ il percorso seguito negli Anni Novanta (con esiti non sempre pienamente soddisfacenti) e tentato senza grande successo nel primo decennio del nuovo secolo. Come ha ricordato Avvenire del 23 luglio scorso, nel 2012, Il Governo Monti, pur intenzionato a de-nazionalizzare, non è riuscito neanche nel tentativo di privatizzare l’unione degli ufficiali in congedo. I nodi sono due. Da un lato, mentre due terzi del debito afferiscono allo Stato ed il resto a Regioni, comuni ed enti locali, due terzi del capitale sono sotto il controllo delle autonomie: sarebbe necessaria una riforma costituzionale per sboscare il ginepraio. Da un altro, nell’ambito dello Stato, privatizzazioni effettive dovrebbero riguardare quote di controllo dei ‘gioielli di famiglia’ (Finmeccanica, Eni , Enel) oppure giganti azzoppati (come la Rai) per i quali non esistono acquirenti.

Prestito forzoso. Si propongono versioni più raffinate rispetto a quelle utilizzate, nella prima metà del Novecento, per finanziare guerre – l’’ oro alla Patria’ delle nostre nonne - oppure spese risultanti da calamità naturali. Si va da un allungamento semi-volontario delle scadenze di titoli pubblici alla costituzione di un fondo a cui i proprietari di casa farebbero un prestito ipotecario del 10% del valore della loro abitazione in cambio di garanzie di non essere ‘mai’ sfiorati da imposte patrimoniali. L’allungamento delle scadenze potrebbe innescare sfiducia dei mercati internazionali. La causerebbe pure il prestito ipotecario dato che pochi crederebbero a ‘garanzie’ vincolanti per Governi e Parlamenti del futuro. La saga previdenziale, con i suoi ‘esodati ’, non aiuta certo in questi mesi a ritenere che le leggi siano immutabili e forniscano diritti acquisiti per sempre.

Riscatto del debito ad interessi più bassi.  Ci sono esempi anche recenti che hanno dato alcuni frutti interessanti, principalmente il Treuhandanstalt (THA) tedesco per ripianare il debito dei Lȃnder dell’Est ed, in parallelo, avviarvi un processo di crescita. Altri riguardano il rientro dal debito previdenziale in numerosi Stati dell’America Latina. Altri ancora le varie forme di ‘Brady bonds’ utilizzare per snellire il debito pubblico estero di Paesi emergenti. In effetti, i ‘gioielli di famiglia’ non verrebbe ceduti o de-nazionalizzati ma posti a garanzia di un fondo che emetterebbe obbligazioni a tassi contenuti (proprio a ragione della garanzia delle migliori grandi imprese a partecipazione pubblica) per riscattare gradualmente parte del debito. Lo svantaggio principale consiste nei tempi necessari per dare vita all’istituzione, ingaggiare il personale, definire le procedure operative. E via discorrendo.

Nessun commento: