venerdì 16 agosto 2013

Dopo 400 anni torna l’opera di Clemente IX in Avvenire 17 agosto


Dopo 400 anni torna l’opera di Clemente IX



DA RIMINI

I

l Papa Clemente IX nato Giulio Rospigliosi (Pistoia 1600-Roma 1669, pontefice negli ultimi due anni della sua vita) è noto nella storia politica europea come “il grande conciliatore”: nelle veste di nunzio apostolico in Spagna riuscì a facilitare la soluzione di delicati problemi di successione alla Corte di Madrid, diventato Segretario di Stato iniziò una riforma profonda dell’amministrazione, una volta diventato papa orchestrò la difesa dell’isola di Creta, ultimo baluardo veneziano nel Mediterraneo, e soprattutto ricompose i giansenisti con la Chiesa francese (un evento noto come Pax Clementina). Solo gli specialisti, però, sanno che Rospigliosi ha lasciato un segno importante nella storia del teatro in musica per la trentennale attività nei saloni di Palazzo Barberini (ancora non esistevano teatri aperti al pubblico) che fu dominata dalla sua forte personalità come autore di testi sacri e profani e scelta dei compositori a cui affidarli. In particolare, dalla nunziatura in Spagna apportò una svolta radicale alla librettistica e introdusse, nel teatro musicale italiano, innovazioni apportate nel Siglo de oro dall’altro versante dei Pirenei. Se ne può apprezzare il contributo grazie al lavoro che ha inaugurato, a Rimini, la 64a Sagra Malatestiana. È la prima riproposizione, in epoca moderna, de Il Palazzo di Atlante, un’opera seria in tre atti su musica di Luigi Rossi che debuttò nel 1642 a Palazzo Barberini, dove si spera di rivederla tra qualche mese.

Naturalmente non viene presentata la versione integrale del lavoro (pare durasse circa sei ore e avesse scene dipinte di Andrea Sacchi e macchine teatrali di Gian Lorenzo Bernini) ma una sintesi di un’ora e mezza che ne trae gli elementi essenziali. L’opera è tratta da uno degli episodi più celebri dell’ Orlando Furioso. Orlando, alla ricerca di Angelica, viene trascinato in un palazzo incantato dove i cavalieri possono quasi toccar con mano quello che è per loro il desiderio più grande, senza mai poterlo soddisfare. A quest’allegoria del destino umano in cui si ci affatica inutilmente dietro a passioni, il libretto del futuro papa e la musica dolente di Rossi aggiungono il tema della contemplazione della morte: l’arrivo di Astolfo, il suono del cui corno rompe l’incantesimo, porta molti giovani a perire in guerra.

L’allestimento è in chiave di mini­opera a costi molto contenuti; la drammaturgia, curata dal giovane collettivo teatrale Anagoor, fa rivivere una sequenza di scene tratte dall’opera, utilizzando tecnologia e tradizione. I nove attori recitano, senza proferire parola. La parte musicale, in perfetta sintonia con l’azione scenica, è affidata all’ensemble Sezione Aurea con due soprani, un mezzosoprano, un tenore (in vari ruoli) e otto strumenti solisti. Una riscoperta di grande valore.

Giuseppe Pennisi


© RIPRODUZIONE RISERVATA Eseguita in prima moderna a Rimini «Il palazzo di Atlante» scritta da papa Rospigliosi per la musica di Luigi Rossi

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