martedì 7 dicembre 2010

Valchiria riempie la Scala in Milano Finanza 8 dicembre

Musica L'opera di Wagner ha inaugurato la stagione scaligera. Direzione rigorosa di Barenboim
Valchiria riempie la Scala
La regia di Guy Cassiers lascia perplessi. Di ottimo livello il cast di attori

di Giuseppe Pennisi


La Scala ha inaugurato ieri la stagione lirica 2010-2011 con La Valchiria di Richard Wagner nell'ambito del progetto, coprodotto con la Staatsoper Unter Den Linden di Berlino, che persegue l'intento di mettere in scena una nuova edizione dell'intero Anello del Nibelungo entro il 2013, bicentenario della nascita del compositore.
La direzione musicale di Daniel Barenboim è rigorosa e passionale, mentre la scelta registica di Guy Cassiers non convince del tutto.
Delle opere che compongono la tetralogia, La Valchiria, alla Scala fino al 2 gennaio, è la più frequentemente rappresentata, anche al di fuori del ciclo. In primo luogo, è opera compatta: tre atti, ciascuno di un'ora e venti minuti circa nonché diviso, sotto il profilo drammaturgico e musicale, in tre parti distinte (nonostante il continuo flusso sinfonico orchestrale). In secondo luogo, racconta una storia d'amore come nella tradizione operistica più antica, anzi molteplici storie d'amore intrecciate. Le vicende sentimentali principali sono lo stupro di Sieglinde da parte del sadico Hunding, la passione totalizzante ma innocente, nonostante sia adultera e incestuosa, tra Siegmund e Sieglinde, il rapporto coniugale consunto tra Wotan e Fricka, nonché l'amore paterno, materno, fraterno e filiale tra tutti i principali protagonisti. L'intreccio di amori è frammisto a una vicenda di potere, ambientata sia nel mondo degli Dei sia in quello degli uomini. La Valchiria è poi lavoro denso di azione; se si eccettua il monologo di Wotan al secondo atto (15 minuti di tormento per i registi), le vicende avvengono sulla scena e comprendono tanto slanci appassionati quanto battaglie. Il lavoro, inoltre, è ancorato per molti aspetti alla convenzione dell'opera romantica tedesca nella scrittura sia orchestrale sia vocale. La scrittura comporta equilibri delicatissimi sia nel golfo mistico sia nelle voci. Il sinfonismo è il vero protagonista: l'orchestra ha infatti un grande organico e questa massa strumentale permette la più ampia prospettiva sonora. Sotto il profilo vocale, il declamato si accompagna a clamorose espressioni liriche, quali la scena di passione tra Siegmund e Sieglinde nel primo atto e lo struggente dialogo tra Brünnhilde e Wotan che chiude l'opera. Gli aspetti musicali di questa edizione sono di alto livello. Daniel Barenboim frena leggermente la propria tendenza a dilatare i tempi e si attiene con trasparenza, rigore e passione alla partitura, dandole un'intonazione lirica e sottolineando, nel primo atto, gli aspetti di «opera da camera». Tra gli interpreti giganteggiano Nina Stimme (Brünnhilde), Vitalij Kowaljow (Wotan) e Ekaterina Gubanova (Fricka). Waltraud Meier (Sieglinde) e Simon O'Neill (Sigmund) scansano le difficoltà con abilità tecnica ed evitano gli acuti più impervi. Di John Tomlinson è meglio ricordare il glorioso passato. La regia di Guy Cassiers (autore, con Enrico Bagnoli, anche delle scene) lascia perplessi, anche se è meno confusa di quella dell'Oro del Reno, prima opera del ciclo, presentata lo scorso maggio. Il palcoscenico non è più affollato da danzatori e mimi, ma è, per contro, costantemente al buio, mentre l'opera ha momenti decisamente solari. I costumi atemporali, con le Valchirie in vesti di lutto stile primo Novecento, non agevolano la comprensione del testo. (riproduzione riservata)

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