mercoledì 14 aprile 2010

QUANDO FACCIAMO USCIRE DALL’OBLIO LA MUSICA ITALIANA? Il Tempo 14 aprile

QUANDO FACCIAMO USCIRE DALL’OBLIO LA MUSICA ITALIANA?
Giuseppe Pennisi

E’ quasi un festival di“Entartete Musik”: inizia a Milano alla Scala con un nuovo allestimento di “Lulu” di Berg (che resta in cartellone sino a fine aprile), prosegue a Palermo con sette repliche della prima messa in scena in Italia di Die Geizeichneten” (“I Predestinati”) di Schreker, termina a Roma con tre repliche della prima esecuzione romana di “Eine florentinische Tragoedie” di Zemlisky. In breve, tre esempi di quella “musica degenerata” ( è la traduzione di “Entartete Musik” ) con cui la Germania nazista definì gran parte dell’innovazione musicale che tra il 1920 ed il 1942 si sviluppò al di là delle Alpi e del Reno. Una mostra sulla “Entertete Musik” venne addirittura organizzata a Düsserdolf nel maggio 1938 quando quasi tutti i musicisti “degenerati” erano riparati all’estero e qualcuno di loro (ad esempio, Walter Baunfels) inviato al confino . C’erano due filoni distinti: uno austriaco che ebbe sbocco nella dodecafonia (Schömberg, Berg, Zemliksky) ed uno di stampo tedesco (Korngold, Schreker, Krenek, Weill) in cui l’esperienza post-romantica si fondeva con l’espressionismo, la musica popolare ed il jazz . La “Entarteke Musik” non è mai stata considerata “degenerata” in Italia. Anzi, pare piacesse a Benito Mussolini. In piena guerra, nel novembre 1942, al Teatro dell’Opera di Roma è stato rappresentato “Wozzek” di Berg (vietatissima in Germania) in versione ritmica italiana, con Tito Gobbi nella veste di protagonista e Tullio Serafin alla guida dell’orchestra . Inoltre, oltre a Berg, un altro “degenerato”, Krenek, era tra gli ospiti abituale del Festival internazionale di Musica Contemporanea di Venezia, lanciato come concorrente del Festival di Salisburgo.
La “Entartete Musik” è tornata nei teatri di tutto il mondo – e la Decca le ha dedicato una collana di dischi. In Italia, non solamente le due principali opere di Berg sono sempre state presenti nei cartelloni ma da un paio di lustri si ascoltano e si vedono anche drammi in musica di Korngold, Krenek, Schreker, Schömberg, e Zemlisky, con successo di pubblico, oltre che di critica. Il solo che mancava sino ad ora all’appello era “Die Geizeichneten” non tanto per l’argomento scabrosamente esplicito quanto per il complesso impegno produttivo.
C’è anche una “Entartete Musik” italiana che è rimasta “bollata” per decenni dall’accusa di essere “musica fascista”. Benito Mussolini, violinista dilettante (di pessima qualità), aveva un notevole interesse nella musica, e nella politica musicale, ed era appassionato di lirica. Considerava l’opera come espressione di italianità con un forte appello popolare. In effetti, nel ventennio, nonostante l’avanzata del cinema come forma di spettacolo, la lirica era ancora di grande richiamo. Nascevano gli enti lirico- sinfonici ed i teatri “di tradizione” , sovvenzionati in varia misura dallo Stato; tutte le città, anche le più piccole, avevano stagioni d’opera; la mano pubblica sosteneva artisticamente i palcoscenici di provincia con iniziative itineranti , quali il “carro di Tespi”. Il Governo (Mussolini trattava in prima persona molte di queste questioni) doveva barcamenarsi tra due scuole contrapposte: i tradizionalisti (Mascagni, Cilea, Giordano, Montemezzi) e gli innovatori (Casella, Malipiero, Pizzetti, Dallapiccola, Russolo, Pratella). Con rare eccezioni (quali le opere più popolari di Mascagni, Cilea e Giordano), tutti i loro titoli sono spariti dai nostri cartelloni, mentre alcuni (si pensi a “L’amore dei tre Re” di Italo Montemezzi ed “I capricci di Callot” di Gian Francesco Malipiero) sono nella programmazione ordinaria dei maggiori teatri americani, tedeschi e britannici. Come sempre, l’ideologia ammazza la ragione.

1 commento:

Unknown ha detto...

La musica italiana può percorrere tante strade per uscire dall'oblio. C'è un Festival in Romagna che premia le migliori voci emergenti: sto parlando del Festival di Castrocaro http://www.festivalcastrocaro.it/
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