lunedì 1 marzo 2010

L’UNICA CROCE ROSSA CHE PUO’ SALVARE L’EUROPA SI CHIAMA FMI, Il Foglio 2 marzo

L’UNICA CROCE ROSSA CHE PUO’ SALVARE L’EUROPA SI CHIAMA FMI
Giuseppe Pennisi
Tra aprile e maggio, le Repubblica Ellenica deve rifinanziare 23 miliardi di euro. Il Governo ha testato il mercato con un’emissione a dieci anni i cui tassi si sono assestati a 6,4% l’anno, oltre il doppio di analoghe emissioni tedesche. Indice eloquente che si tratta di titoli a rischio poiché tra breve Grecia potrebbe dover dichiarare o una crisi di liquidità o addirittura un’insolvenza.
Pullulano le riunioni internazionali. Il 26 febbraio, il Primo Ministro George Papandreu ha avuto un lungo incontro, ad Atene, con il Presidente della Deutsche Bank, Josef Ackerman che starebbe coordinando un consorzio di banche per il “salvataggio” dell’Ellade. Il 5 marzo a Berlino, Papandreu vedrà Angela Merkel, il 9 marzo a Washington Barack Obama. L’unico appuntamento che, se in programma, viene trattato con molta discrezione, dovrebbe essere con Dominique Strauss Kahn (DSK, per gli amici), il quale, a pochi passi dalla Casa Bianca, guida il Fondo monetario internazionale (Fmi).
I consorzi di banche, quando sono stati organizzati per stendere una mano ad uno o più Paesi indebitati, hanno raramente avuto esiti positivi. Le analisi retrospettive sulla “crisi latino americana” della fine degli Anni 80 e della crisi Asiatica della fine degli Anni 90 documentano – come ha scritto lo stesso Joseph Stiglitz- che hanno aggravato, non curato oppure meramente alleviato, la situazione. Le banche non sono Ipab (Istituti per l’assistenza e la beneficienza).
Un piano di aiuti europei, o più specificatamente, dell’area dell’euro comporta pure esso più costi che benefici. Il principale sostenitore di un piano “europeo” è il Presidente francese Nicolas Sarkozy: a suo giudizio, se il salvataggio fosse attuato da altri (leggi Fondo monetario), ne resterebbe ferito “l’orgoglio dell’euro” – verosimilmente “Sarkò” non vede di buon occhio un successo di DSK, probabile suo sfidante alle prossime presidenziali. L’opinione pubblica tedesca ha difficoltà a inghiottire perché aiutare i greci a continuare ad andare in pensione a 60 all’indomani che nella Repubblica Federale l’età per la quiescenza è stata portata a 67 anni. Anche ove Papandreu riuscisse a convincere , sempre in nome dell’”orgoglio dell’euro”, Angela Merkel, l’aiuto non verrebbe né dai tesori nè dalle banche centrali ma da istituti bancari pubblici come la Caisse Central de Dépôts et Consignations, la Kreditanstalt für Wiederaufbau e simili (come la nostra Cassa Depositi e Prestiti), distogliendoli dalle loro ragioni sociali (mutui agli enti locali, supporto a investimenti a lungo termine in infrastrutture, ambiente, innovazione e sviluppo sostenibile) . In breve , un “papocchio” in nome dell’”orgoglio dell’euro”.
E’ proprio in ballo l’”orgoglio dell’euro”? Stati, Regioni e Città di unioni monetarie ben funzionanti hanno nel passato recente avuto crisi di solvibilità, insolvenze e pure aperto procedure fallimentari senza che le rispettive monete uniche ne risentissero- oppure se ne adombrassero. Pure ove “l’orgoglio dell’euro” fosse in ballo, la Croce Rossa mondiale è il Fmi che dispone di strumenti appropriati (come ha mostrato di recente in Ungheria, ora candidata ad entrare nell’unione monetaria). Le risorse Fmi sono state triplicate (a questo scopo) dal G20 (l’Italia ha appena versato la propria quota aggiuntiva). Un appello dell’area dell’euro al Fondo salverebbe capra e cavoli: non ci sarebbe alcun rischio d’intaccare l’”onore dell’euro” (l’appello sarebbe unanime), la Grecia avrebbe le cure del caso e non si frammenterebbe l’ordine finanziario internazionale.

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