venerdì 5 febbraio 2010

I DUE VOLTI DELLA COESIONE Il Tempo 5 febbraio

I DUE VOLTI DELLA COESIONE

Giuseppe Pennisi
Con 2,1 milione di persone che cercano lavoro senza trovarlo (e con la prospettiva che il tasso di disoccupazione aumenti ulteriormente nel corso dell’anno), la coesione sociale è al tempo stesso obiettivo e vincolo dell’azione di governo. Alle vicende (e vertenze) Fiat ed Alcoa – sulle prime pagine dei giorni da settimane – si aggiungono quelle dell’Eutelia nei pressi di Torino, dell’Omsa a Faenza, della IT Holding (sino a pochi anni fa una gemma della moda italiana), della Antonio Merloni e di tante piccole aziende. Anche imprese del Gruppo Finmeccanica (Ansaldo, Alenia, Elsag, Telespazio), sino a tempi recenti considerate saldissime, sono affaticate e ricorrono ad ammortizzatori.
E’, senza dubbio, essenziale evitare licenziamenti e , se indispensabili, accompagnarli con un batteria di misure a tutela del rapporto di lavoro e del sostegno del reddito. Tuttavia, occorre tenere presente che la coesione sociale è un Giano bifronte. Ha due volti. I casi a cui si è fatto riferimento (ed in molti altri che si potrebbero citare) riguardano spesso lavoratori tutelati da contratti di lavoro a tempo indeterminato, da sindacati che sanno fare sentire la loro voce, da misure (quali la cassa integrazione e le indennità di mobilità) che permettono, con sacrificio, di superare la fase di difficoltà ed in molti casi di traghettare verso nuove occupazioni o il pensionamento. In molti casi, si tratta anche di dipendenti di imprese che hanno spesso ricevuto incentivi e sussidi a carico della totalità dei contribuenti. Questo volto della coesione sociale non deve fare dimenticare che, per essere effettivamente tale, la coesione deve riguardare pure i lavoratori meno tutelati dai loro rapporti di lavoro, privi di sindacati che sappiano farsi valere, senza traghetti per andare verso sponde migliori e non alla dipendenze di imprenditori agevolati a volte per decenni anche grazie al gettito di tassi ed imposte pagate dai meno fortunati. Una cifra esprime la gravità del problema: ad un tasso di disoccupazione nazionale dell’8,4% corrisponde un tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) del 23%. I giovani (e non solo loro) rischiano di pagare lo scotto della coesione sociale nei confronti di chi è relativamente meglio protetto. Ad un Giano con volto misericordioso riguardo a questi ultimi ( e pronto a staccare nuovi assegni a favore loro e delle imprese di cui sono dipendenti), corrisponde un Giano con volto severo, che toglie ai primi meno fortunati per dare a chi, anche nella congiuntura difficile, può contare su scialuppe di salvataggio. La coperta è corta: non permettere di riscaldare tutti.
Perché il doppio volto della coesione sociale non mostri uno Stato forte con i deboli e debole con i forti è necessario evitare, nei limiti del fattibile, misure puntiformi e cogliere la crisi occupazionale come occasione per riforme profonde, tra cui il passaggio da tutele particolaristiche (basate sulla tipologia di rapporto di lavoro) a tutele universalistiche. Un ruolo importante lo hanno i sindacati nell’esprimere solidarietà nei confronti di tutti i lavoratori, non di interessi specifici.

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