mercoledì 7 ottobre 2009

E l'Italia ha ancora un ruolo chiave da giocare L'economia dopo il G20. Ffwebmagazine 6 ottobre

E l'Italia ha ancora un ruolo chiave da giocare
L'economia dopo il G20.
Prima le parole, poi la musica?
di Giuseppe Pennisi L’8 e il 9 ottobre è convocato il forum strategico della Farnesina, il gruppo di esperti che affiancano le strutture ministeriali nella definizione della strategia di politica internazionale. Il tema all’ordine del giorno sono le relazioni transatlantiche (ossia Europa-Nord America) dopo il G20 di Pittsburgh. Limitiamoci agli aspetti economico commerciali.Due battute giravano a Pittsburgh mentre i “Grandi” del G20 si preparavano a conferenze stampa in cui si sarebbero coperti di complimenti a vicenda. La prima, all’interno della delegazione Usa, affermava che quello raggiunto è un “equilibrio di Nash” (dal nome del Premio Nobel, reso noto grazie al film A Beautiful Mind che ha teorizzato “equilibri dinamici”, e quindi instabili). La seconda tra un colto diplomatico tedesco e un erudito diplomatico italiano, faceva riferimento a una commedia settecentesca messa in musica da Antonio Salieri (Prima le parole, poi la musica) – in altri termini se si potessero redigere le nuove regole mondiale sulla finanza (“le parole”) senza avere in precedenza risolto il nodo degli squilibri finanziari mondiali e dei tassi di cambio, specialmente del dollaro, di cui si teme un tracollo (“la musica”). Da un lato, le due battute esprimono, in modo differente, lo stesso dilemma: è possibile un profondo riassetto delle regole in una fase in cui c’è la minaccia di una tempesta valutaria? Da un altro, indicano sia che l’Amministrazione Usa sta mutando atteggiamento in materia di politica economica internazionale, sia che all’interno del fronte Ue c’è una fronda. L’Amministrazione Obama non segue più la politica del benign neglect (trascuratezza voluta) nei confronti del valore internazionale del dollaro: con un debito totale interno (famiglie, imprese, settore pubblico) pari a tre volte il Pil teme che il prossimo scossone finanziario venga dall’estero: un dollaro a picco che provochi un’ondata di sfiducia nonostante il quadro macro-economico paia migliorare. Quindi, preme sugli asiatici perché rivedano le loro politiche valutarie e chiede aiuto all’Ue perché insista sull’Asia e acceleri la propria crescita interna. Nell’Ue,però, nonostante la discesa in campo di Angela Merkel a favore del “Lecce Framework”, ossia del programma in gran misura italiano per modificare le regole della finanza internazionale, aumentano gli scetticismi sulla possibilità di effettuare cambiamenti radicali sino a quanto non si è definito un percorso (a Pittsburgh si è utilizzato il termine road map) per uscire dal crescente disavanzo dei conti con l’estero Usa. Con schiettezza, il ministro francese dell’Economia e delle Finanze, Christine Lagarde; ha detto: «Abbiamo portato a casa quello che volevamo, vincoli alle retribuzioni dei supermanager della finanza in linea con quelli ora in vigore in Francia». La schiettezza minimizza quanto si è raggiunto in altre aree: rilancio del negoziato sugli scambi, la via per modificare (entro il 2011) i regolamenti di Basilea II , la priorità alle politiche di crescita e l’ampliamento del “direttorio” mondiale a tutti i 20.Resta, però, il dilemma : si possono cambiare le regole mentre si pone mano al riassetto degli squilibri? A cui se ne aggiunge un altro: con tanti temi sul tappeto un “accordo a 20” è praticamente impossibile da raggiungere. Lo dimostra matematicamente un lavoro di Paul R. Masson e John C. Pattison della Joseph Rotman School of Management (si può chiedere a paul.masson@rotman.utoronto.ca; johnpattison@rogers.com), il cui sunto troneggiava sulla scrivania di Obama alla vigilia del G20.L’Italia ha un ruolo chiave da giocare in quanto sino alla fine del 2009 è alla guida del G8 , la cui sostituzione da parte del G20 è più formale che sostanziale. Con il varo unilaterale, alla vigilia del vertice di Pittsburgh, del nuovo sistema di vigilanza bancaria nel Vecchio Continente, l’Ue ha probabilmente compiuto un errore tattico poiché rafforza la tesi, sostenuta dagli Stati Uniti e da altri paesi (specialmente gli asiatici) del G20, secondo cui le regole dovrebbero essere al massimo regionali – e tra gruppi di paesi omogenei – e non globali. L’Italia può rimediarvi con una visione strategica, di lunga portata e di grande perspicacia.

6 ottobre 2009

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