mercoledì 2 settembre 2009

LE TRE DOMANDE CRUCIALI AD ALITALIA Il Tempo del 2 settembre

La prima “semestrale” della nuova Alitalia ha lasciato tutti insoddisfatti. Per l’analisi finanziaria, rimando a quella puntuale su www.chicago-blog.it a firma di Andrea Giuricin, autore, tra l’altro, del pregevole “Alitalia: la privatizzazione infinita”, IBL 2009; nessuna voce si è levata a mettere in discussione le cifre ed i calcoli di Giuricin. Occorre, però, sottolineare che la prima semestrale riguardava la fase di avvio dell’inizio delle attività: non si può chiedere ad un bambino che comincia a parlottare di essere ingaggiato dall’Old Vic per essere protagonista dello shakespeariano “Amleto”. Inoltre , la semestrale relativa al periodo sino al 30 giugno non includeva i mesi tradizionalmente “pingui” : quelli estivi.
L’aspetto più preoccupante è che gli obiettivi posti dallo stesso management per la fase d’avvio non sono stati neanche sfiorati: i ricavi sono stati pari a poco più di un terzo dell’obiettivo, il prezzo medio effettivo del biglietto a meno del 15%, il “load factor” a meno del 20%. Differenze tra obiettivi e risultati di queste dimensioni e la probabilità di un peggioramento dell’Ebit (margine al lordo di tasse ed interessi) di 240 milioni di euro entro fine anno non possono non innervosire alcuni soci dell’intrapresa e suscitare perplessità sulla capacità del management di portarla all’approdo auspicato.
La svolta si sarebbe dovuta verificare in estate (con l’aumento stagionale del traffico passeggeri). E’ stata un’estate dura per tutte le compagnie aeree, tranne alcune low cost: lo documentano le analisi dell’Aita. Per Alitalia, però, l’estate è stata più dura che per altre a ragione dei ritardi dei voli e del pasticciaccio brutto dei bagagli , che in luglio e soprattutto agosto, hanno riempito le pagine di giornali italiani e stranieri, dando l’impressione che tutte le responsabilità fossero di AZ (e non anche delle strutture aeroportuali). Come se ciò non bastasse, arrivano annunci di nuovi scioperi. Sondaggi d’opinione stimano un aumento della disaffezione.
A questo punto c’è il pericolo di tensioni, anche gravi, tra i soci. Uno dei quali (immaginate chi?) “off-the-record” fa sapere di essere in attesa di un miglioramento della congiuntura internazionale (e quindi dei propri conti) per acquistare AZ per pochi euro e farla diventare una sua sussidiaria.
Come può rispondere il management della compagnia? Con un nuovo programma che abbia obiettivi tecnici e finanziari realistici e che risponda ai nodi strutturali: a) l’eterogeneità degli aerei (una delle cause primarie dei ritardi), b) l’integrazione con AirOne (e la situazione effettiva ereditata da AirOne); c) i tempi ed i modi per affermarsi come efficiente ed efficace compagnia nell’aerea europea e mediterranea, prima, ed avviare una rete intercontinentale, poi).
Tre domande, come quelle di “Turandot” ai propri pretendenti. Come nell’opera pucciniana, risposte probanti potrebbe dare una svolta e migliorare il clima sia in seno ad Alitalia sia tra Alitalia e gli altri.

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