mercoledì 24 giugno 2009

Obama e Geithner toppano e fanno incassare la prima vittoria a Tremonti, L'Occidentale 24 giugno

Per la Casa Bianca, l’avere giocato d’anticipo (anche alle scopo di pregiudicare i risultati del G8 de L’Aquila e del G20 di Pittsburgh) si è rivelato un errore in cui per privilegiare la tattica si è messa a repentaglio la strategia. Robert S. McNamara, a lungo Presidente della Ford, Segretario alla Difesa e successivamente alla guida della Banca Mondiale, amava dire che l’importanza alla tattica rispetto alla strategia è un difetto dei politici con poca esperienza. In sintesi, come sottolineato su L’Occidentale del 18 giugno, la presentazione da parte della Casa Bianca di un programma di riassetto della regolazione e della vigilanza finanziaria Usa, subito dopo la visita a Washington del Presidente del G8 Silvio Berlusconi e quasi alle vigilia della riunione dei Capi di Stato e di Governo dei maggiori Paesi della comunità internazionale in programma a L’Aquila tra circa due settimana, è stata letta come un tentativo di voler cambiare il percorso definito nel “Lecce Framework” per le “global rules”.

Tali “global rules”, e non un atto unilaterale, sono considerate dagli europei come lo strumento essenziale per uscire dalla crisi e, quel che più conta, porre barriere al crearsi di condizioni che conducano a crisi analoghe. Una mossa tattica mirata non solo ad affermare la centralità Usa ma anche a strizzare l’occhio all’Asia (che considera qualsiasi “global rule” come il fumo degli occhi). Un’impostazione strategica avrebbe comportato fare recepire parte delle istanze americane in seno al G8, prima, ed al G20, poi; poter, quindi, contare su approccio multilaterale anche nei confronti della recalcitrante Asia.

Tuttavia, non solamente il piano Obama (ora disponibile in versione integrale su Internet ai siti della Casa Bianca, del Tesoro e del Congresso americano) appare intrinsecamente modesto ma ha avuto un’accoglienza gelida. Tra gli economisti d’oltreoceano solamente Paul Krugman ha spezzato una lancia a favore del documento dell’Esecutivo ma ha puntato su un solo aspetto: le misure dirette a contenere lo “shadow banking” (ossia le forme mascherate d’intermediazione finanziaria costruite in modo da sfuggire alla regolamentazione ed alla vigilanza). Quel simpaticone di Krugman non ha probabilmente letto il “Lecce Franework” dove la stessa materia è trattata in maniera più organica e più rigorosa); altrimenti i suoi elogi per questa parte del piano Obama sarebbero stati più moderati.

In effetti, gran parte degli economisti americani hanno espresso riserve sul punto centrale della proposta – la concentrazione di funzioni e di poteri nella Federal Reserve da sempre molto, molto contigua al mondo bancario, specialmente alla parte che più ha razzolato male.

Più importanti dei “blogs” di economisti (e di saggi di cui presto si potrà dare conto tramite la loro diffusione sul Social Science Research Network, SSRN) è l’accoglienza gelida, anche glaciale, che il documento ha avuto in Congresso a cui spetta tradurlo in provvedimenti normativi. Come anticipato da L’Occidentale del 18 giugno, caduto un tassello dell’abile gioco di equilibrismi per accontentare questa e quella lobby, l’intero piano Obama si sta rivelando una traballante piramide di carte. Particolarmente dura (e netta) l’opposizione di Barney Frank, deputato del partito democratico (lo stesso del Presidente) del Massachussetts. Frank presiede la commissione servizi finanziari della Camera dei Rappresentanti, quella incaricata di redigere le norme, dibatterle, approvarle. Ha detto che il programma ricevuto dalla Casa Bianca non merita neanche di essere posto all’ordine del giorno dei lavori della commissione. In altri termini, una sentenza alla pena capitale.

Non è questa le sede per entrare nei dettagli dalle varie critiche. I siti del Congresso ed in particolari della commissione servizi finanziari sono eloquenti. Quello che è importante sottolineare è come, presumibilmente, dopo tale accoglienza a casa propria Obama ed il Segretario al Tesoro Timothy F. Geithner saranno maggiormente disposti ad ascoltare l’Ue al G8 e a porsi come mediatori tra Ue e Asia al G20.

Senza muovere un dito, Giulio Tremonti ha incassato una vittoria grazie al mossa sbagliata di Obama e di Geithner. Il Cielo – dice un proverbio cinese- aiuta gli audaci.


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