giovedì 15 gennaio 2009

LA RECESSIONE E GLI SPIRAGLI PER USCIRNE, Formiche gennaio

. Ci sarà nel 2009 l’“effetto gennaio”, il fenomeno secondo cui il primo mese dell’anno, specialmente nelle ultime due settimane, le Borse segnano rialzi “al di fuori dell’ordinario”? E’è presto per dirlo. L’anno scorso, nonostante la crisi dei mercati fosse già in atto da diversi mesi, l’”effetto gennaio” si è verificato, anche se è stato di breve durata, quale computato in un saggio quantitativo nel fascicolo del marzo scorso del “Journal of Banking and Finance”. Adesso, è in atto non tanto una crisi dei mercati ma una dell’economia reale, particolarmente acuta in Europa (dove una montagna di regole frena le stesse possibilità d’azione dei Governi).

Un’interpretazione delle radici “asiatiche”, prima ancora che americane, della crisi sono illustrate molto efficamente da Martin Wolf, a lungo mio amico e collega in Banca mondiale e da anni alla guida degli editorialisti del “Financial Times”.L’America (ed il resto del mondo) sono finiti nella trappola del “subprime” a ragione della “crisi asiatica” di 12 anni fa. Da un verso, scottati dagli squilibri di breve periodo (alla base dell’instabilità nel bacino del Pacifico del 1996-98 ), i Paesi asiatici hanno condotto politiche mirate ad accumulare avanzi della bilancia dei pagamenti; gli Usa erano ben lieti di dare loro una mano (portando il proprio disavanzo con l’estero annua al 6-7% del pil ed espandendo oltre misura il proprio debito con il resto del mondo). Parte dei surplus asiatici tornavano negli Usa, dove, in aggiunta, la politica della moneta era espansionista e quella di bilancio in squilibrio a ragione, tra l’altro, degli impegni per la sicurezza nazionale. In questa euforia hanno avuto origine gli eccessi.


La soluzione, però, risiede in gran misura in Europa: Lo argomenta Giovanni Magnifico (mio maestro alla Johns Hopkins University negli Anni 60 e mio collega alla Scuola superiore della pubblica amministrazione negli Anni 90). Per mera coincidenza, Magnifico è stato uno dei rari economisti a vedere le nubi della tempesta sin dal 2006; il libro è arriva in libreria proprio mentre si sta cercando di individuare un percorso per uscirne. Prima di essere un banchiere d’affari ed un professore universitario (in Italia ed all’estero), Giovanni Magnifico ha avuto una lunga carriera in Banca d’Italia, di cui è stato delegato a Francoforte ed a Londra e Consigliere Economico. In queste vesti, è stato uno dei protagonisti del negoziato per gli accordi di cambio europei (meglio conosciuti con la sigla Sme) ed autore di un piano per la riforma del sistema monetario internazionale su cui l’Ue cercò il consenso degli Usa, senza trovarlo, poiché allora Washington stava iniziando la politica di “benign neglect” (“negligenza benevola”) nei confronti del valore internazionale del dollaro. Il libro, dunque, si basa non solo sull’analisi della letteratura ma anche su esperienze vissute da protagonista. In tal modo, è, per il momento, unico nella letteratura economica sia italiana sia straniera. Magnifico esamina la politica monetaria e la politica di bilancio nell’unione economica, soffermandosi sulle politiche di bilancio nazionali e sulla conduzione della politica monetaria e sulla gestione dei debiti pubblici nazionali nei vincoli previsti dal patto di stabilità e crescita sia quale originariamente concepito sia come riformulato nel marzo 2005. Analizza, poi, gli effetti sull’economia reale delle politiche europee della moneta e del bilancio ed vede lo spettro della stagflazione. Nell’ultima parte, scava negli “spiragli di soluzione”. In primo luogo, metabolizzare che le cause “dell’instabilità”non sono solo nel settore pubblico” ma hanno “radici profonde anche nel settore privato”. “Per potere contare sulla capacità autocorrettiva del mercato occorrono regole chiare ed efficaci”: quelle del nuovo accordo di Basilea, devono essere rafforzate “per quanto riguarda sia i requisiti patrimoniali sia i controlli prudenziali sia il loro ambito d’applicazione sia l’obbligo d’informazione trasparente”. Su questi , ed altri punti, il lavoro fornisce indicazioni specifiche che possono essere le basi di una proposta dell’area della moneta unica nei confronti degli Usa per dare vita a quella diplomazia dell’euro e del dollaro che sola può fare sperare in ciò che viene chiamato la nuova Bretton Woods.
Un tema del libro, ripreso con forza nelle conclusioni, è che “la capacità di autoregolazione degli intermediari creditizi negli Usa ed anche in Europa è soccombente di fronte a shock monetari”. Ciò non richiede una regolazione non pesante ma efficace ed una politica monetaria che sappia guardare ai propri effetti micro-economici (oltre che a quelli macro-economici) più di quanto la Fed , ed in parte pure la Bce, hanno fatto negli anni in cui montava l’attuale crisi


Magnifico G. L’EURO: Squilibri Finanziari e Spiragli di Soluzione
Roma, Luiss University Press, 2008

Wolf M “Fixing Global Finance” Baltimora. Johns Hopkins University Press
Zilca Sh, Moller N. "The Evolution of the January Effect" in Journal of Banking and Finance, Vol. 32, No. 3, 2008

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