martedì 26 agosto 2008

TOCCATO IL FONDO, ED ORA SI RISALE LA CHINA, Il Tempo del 18 agosto

Come preannunciato da Il Tempo dell’11 agosto, per la prima volta dall’introduzione della moneta unica, l’area dell’euro è entrata in recessione. Gran parte della stampa ha dato risalto al Bollettino Bce: una contrazione dell’attività economica dello 0,2% nel secondo semestre rispetto all’incremento dello 0,7% nel primo. Pochi hanno messo l’accento sul fatto che i quattro maggiori Paesi dell’area- Francia, Germania, Italia, Spagna – stanno simultaneamente perdendo colpi. Solo l’Austria ed il Portogallo segnano un tasso di crescita (+ 0,4%). Per far fronte alla situazione, il Presidente del Consiglio spagnolo è rientrato dalla vacanze (il Cancelliere tedesco non è in pratica mai partito) ed il Capo dello Stato Presidente francese ha convocato , per il 18 agosto, un Consiglio dei Ministri straordinario. L’area dell’euro è alle prese non solo con lo spettro della recessione ma anche con quello dell’inflazione: i prezzi aumentano ad un tasso del 4% (il doppio dell’obiettivo della Bce). La crescita dei prezzi è specialmente sostenuta nei comparti dei trasporti (7,2%) e dell’alimentazione ed alloggi (6,7%), mentre, per ragioni tecnologiche, c’è un calo (- 2,2%) in quello delle comunicazioni e, a causa della flessione della domanda, una contrazione anche in quello dell’abbigliamento (-0,5). I due spettri, insieme, hanno la sagoma del fantasma della stagflazione – una brutta bestia poiché tanto la teoria quanto l’esperienza del passato ci dicono che i tradizionali rimedi della politica macro-economica (ossia gli strumenti della moneta e del bilancio) rischiano di aggravare il male invece di lenirlo.
Su Il Tempo dell’11 agosto abbiamo indicato alcuni rimedi possibili. I dati degli ultimi giorni consentono di precisarli. Il Bollettino Bce prevede una caduta di breve durata; per l’intero 2008, l’aumento del pil dell’area dovrebbe essere attorno all’1,7%. Leggermente meno ottimisti la Survey mensile of Professional Forecasters (principalmente europei) ed il sondaggio settimanale dell’Economist tra 20 istituti privati di previsione: 1,3%-1,2% . Nelle varie stime, l’Italia resta fanalino di coda – un aumento del pil dello 0,4% nel 2008 e dello 0,9% nel 2009- in quanto oltre al ciclo internazionale si deve assorbire il forte aumento della pressione fiscale attuato nei due anni del Governo Prodi. Complessivamente, però, la ripesa è all’orizzonte, anche se debole. Lo confermano i dati trimestrali delle maggiori banche internazionale ed il rilancio di Opa transnazionali e transcontinentali. Sul fronte dei prezzi, poi, petrolio e materie paiono avere messo la retromarcia ed il rapporto di cambio euro-dollaro Usa sembra in fase di riequilibrio. C’è, quindi, spazio per crediti d’imposta per certe categorie di redditi da lavoro e per un maggiore accento sulla contrattazione integrativa decentrata al fine di dare uno stimolo alla domanda interna (e migliorare i tenori di vita delle famiglie a reddito basso).

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