mercoledì 28 maggio 2008

NELL’ANNO DI PUCCINI RISCOPRIRE LA “MUSICA CONDANNATAì" Il Velino del 28 maggio

A Lucca e a Torre del Lago le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di Giacomo Puccini stanno arrivando al momento più importante: a) l’inaugurazione, il 15 giugno, del nuovo Grande Teatro a Torre del Lago (una struttura fissa ad anfiteatro all’aperto per 3200 posti con, nel suo ambito, un auditorium al chiuso per circa 500 spettatori); b) il 54esimo Festival Pucciniano e c) un convegno internazionale di studi iniziato a Lucca il 23 maggio ma che sino a novembre proseguirà anche a Milano ed a New York.
La costruzione del nuovo Grande Teatro è stata finanziata quasi interamente da enti locali (Regione, Provincia, Comune) e da sponsors (Enel, Poste, Fondazione Monte dei Paschi di Siena e molti altri). La biglietteria copre il 43% dei costi di gestione del Festival Pucciniano di Torre del Lago (luglio- agosto). Il programma musicale è affiancato da una serie di mostre (ad esempio Puccini e la sua terra; Puccini ed il suo tempo) allo scopo di effettuare anche un’operazione di “marketing territoriale”. Dato che le opere di Puccini vengono rappresentate, con successo, in tutti i continenti, gli enti locali, il Centro Studi e la Fondazione Festival intendono cogliere l’occasione del 150nario per incoraggiare i pucciniani ed il turismo culturale in generale a visitare i luoghi dove il compositore è nato ed è cresciuto ed ha passato diversi anni della sua vita adulta.
Non è caso di fare durare le celebrazioni oltre 2008? Si può farlo prendendo spunto dalla ricorrenza pucciniana per tirare fuori dagli archivi la “musica condannata” Musik” italiana. Di cosa si tratta? “Entertete Musik” ovvero “musica degenerata” è il nome che la Germania nazista affibiò a gran parte dell’innovazione musicale che tra il 1920 ed il 1942 su sviluppò al di là delle Alpi e del Reno. Una mostra di “Entertete Musik” venne addirittura organizzata a Düsserdolf nel maggio 1938 quando gran parte dei musicisti “degenerati” erano riparati all’estero e qualcuno di loro (come Walter Baunfels) inviato al confino Si possono individuare due filoni distinti: uno principalmente austriaco che ebbe sbocco nella dodecafonia (Schömberg, Berg, Zemliksky) ed uno di stampo più prettamente tedesco (Korngold, Schreker, Krenek, Weill) in cui l’esperienza post-romantica si fondeva con l’espressionismo, la musica popolare ed il jazz . La “Entarteke Musik” tedesca non è mai stata considerata “degenerata” in Italia. In piena guerra, nel 1942, al Teatro dell’Opera di Roma è stato rappresentato “Wozzek” di Alban Berg (opera vitatissima in Germania) in versione ritmica italiana (secondo l’uso dell’epoca) e con Tito Gobbi nella veste di protagonista. Inoltre, oltre a Berg, un altro “degenerato” Krenek era tra gli ospiti abituale del Festival internazionale di Musica Contemporanea di Venezia, lanciato per decisione specifica di Palazzo Venezia come concorrente del Festival di Salisburgo.La “Entartete Musik” è tornata nei teatri di tutto il mondo – ed una collana di dischi della Decca. In Italia, non solamente le due principali opere di Berg sono sempre state presenti nei cartelloni ma da un paio di lustri si ascoltano e si vedono anche drammi in musica di Korngold, Krenek, Schreker, Schömberg, e Zemliksky, con un certo successo di pubblico, oltre che di critica.
C’è però anche una versione italiana della “Entarteke Musik”. Chiamiamola “musica condannata” per non confonderla con quella di Oltre Reno. La “musica condannata” italiana nasce proprio nell’ultima fase della vita di Puccini. Per parafrasare il titolo di uno dei maggiori lavori di Schreker, è rimasta, dopo la seconda guerra mondiale, “bollata” per decenni dall’accusa d’essere “musica fascista”. Benito Mussolini, violinista dilettante (pare di pessima qualità), aveva un notevole interesse nella musica, e nella politica musicale, in particolare per l’opera lirica. I motivi erano due: l’essere espressione d’italianità ed avere un forte appello popolare. In effetti, nel ventennio, nonostante l’avanzata del cinema come forma di spettacolo per le masse e l’inizio della crisi finanziaria dei teatri d’opera, la lirica era ancora di grande richiamo. Nascevano gli enti lirico-sinfonici ed i teatri “di tradizione” , sovvenzionati in varia misura dallo Stato; tutte le città avevano stagioni d’opera; la mano pubblica sosteneva artisticamente i palcoscenici di provincia con iniziative itineranti , quali il “carro di Tespi”. Il Governo (Mussolini trattava in prima persona molte di queste questioni) doveva barcamenarsi tra due scuole contrapposte: i tradizionalisti (Mascagni, Cilea, Giordano, Montemezzi) e gli innovatori (Casella, Malipiero, Pizzetti, Dallapiccola, Russolo, Pratella). Con rare eccezioni (quali le opere più popolari di Mascagni, Cilea e Giordano) sono spariti dai nostri cartelloni, mentre alcuni di loro (si pensi a Montemezzi) sono nella programmazione ordinaria dei maggiori teatri americani, tedeschi e britannici. E’ stata accusata di fascismo anche la musica di Dallapiccola nonostante sia stato uno dei rari professori universitari a dare le dimissioni al momento del varo delle leggi razziali.
Sarebbe uno sbaglio sostenere che si tratta di lavori che meritano di essere indiscriminatamente riproposti: ad esempio, il “Nerone” di Mascagni (al cui libretto pare abbia collaborato Mussolini in persona) è lavoro polveroso, magniloquente e di pessima fattura. Altri (come “La Nave” di Montemezzi o “L’Orfeide” di Malipiero) richiedono uno sforzo produttivo che pochi teatri sarebbero in grado di sostenere.
Proprio partendo da Gian Francesco Malipiero (che era l’antitesi di Puccini) si potrebbe, nell’anno pucciniano, fare una scommessa e riproporre un autore di spicco della “musica condannata” italiana. Penso a due opere: la commedia “I capricci di Caillot” (importandone, se si vuole, un allestimento di quelli correnti in Germania e Svizzera) e il dramma “La favola del figlio cambiato”. La messa in scena della seconda avrebbe anche un contenuto ironico.
L’idea di un connubio tra Luigi Pirandello (autore del libretto) e Gian Francesco Malipiero (compositore della musica) sarebbe stata proprio di Mussolini che vedeva una grande sintesi di italianità (il maggior scrittore ed il maggior musicista dell’epoca) per un’opera che avrebbe dovuto viaggiare in tutto il mondo. Il Capo del Governo volle presenziare alla prima, a Roma il 24 marzo 1934. Dopo il primo atto, diventò furioso e stimolò una vera e propria ribellione del pubblico. Le cronache dicono che passeggiava nervoso nel Palco Reale (disturbando l’esecuzione) sbraitando contro la commissione di censura ministeriale: “Una scena in una casa di tolleranza?E la moralità? E la famiglia? Me presente!!!”. “D’avanguardia”, forse. Purché puritana.

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