mercoledì 23 aprile 2008

DA EMINGRANTE A FINANZIARE. UN FILANTROPO PER VOCAZIONE, Il Tempo 23 aprile

Per capire chi è George Soros e perché è interessato anche al potenziale acquisto d’una squadra di calcio occorre non tanto leggere le sue biografie su come da povero emigrante diventò uno degli uomini più ricchi al mondo oppure sul ruolo da lui avuto nella tempesta monetaria dell’estate 1992, ma i suoi tre maggiori libri: “The Alchemy of Finance”, “Soros on Soros”, “The Bubble of American Supremacy” e soprattutto “The Crisis of Global Capitalism”. Nel primo, un godibile testo di alta divulgazione, Soros illustra i misteri della finanza con una prosa brillante ed un lessico accessibile a tutti. Il secondo appartiene al genere delle autobiografie con una punta di compiacimento, mirate, però, pure a difendersi dalle accuse di insider trading, rivolte contro di lui alla fine degli Anni 80, e di avere, nel 1992, fatto saltare gli accordi europei sui cambi (in gergo lo Sme, sistema monetario europeo) e portare la sterlina britannica e la lira italiana alla svalutazione. Il terzo (del 2004) è una filippica contro la politica estera (ma anche interna) di Bush.
Il quarto, anche se pubblicato ormai dieci anni fa, è ai nostri fini il più importante. Il libro anticipa sotto numerosi aspetti i temi, i problemi ed anche le soluzioni delineate di recente nella recente saggistica del Ministro dell’Economia e delle Finanze “in pectore”, Giulio Tremonti – specialmente il recente successo editoriale “La paura e la speranza”. Nel volume, che esce quasi in parallelo con l’intensificarsi delle attività filantropiche del finanziere (in campi molto diversificati – dall’incoraggiamento a studenti di colore alla sponsorizzazione di centri di ricerca in varie discipline, al supporto di studi filosofici), l’economia di mercato ed il processo di integrazione internazionale vengono sottoposti ad una serrata critica: se non “governati” comporterebbero continue instabilità finanziarie – come quella del 1992 (che pur coronò il vertice della sua ricchezza e del suo potere) e come quella attuale.
Cosa c’entra il calcio con tutto questo? A pp. 235-239 del libro di dieci anni, Soros traccia la “domestic agenda”, ossia il programma a cui vuole dedicare le sua attività all’interno degli Usa: sono in gran parte dirette ai giovani, e specialmente a quelli di famiglie a basso reddito, a creare per loro opportunità “dopo la scuola” indicando come tali occasioni possano estendersi anche al campo dello sport. L’indicazione non è esplicita ma si evince dal contesto del capitolo.
Resta un dubbio. Soros ha avuto grande successo come finanziare, imprenditore e filantropo, ed in ciascuna di queste attività non è stato un azionista silenzioso; è anzi intervenuto in singole operazioni. Come se la caverà con le tematiche specifiche di una squadra di calcio? Sempre che a 78 anni non decida di finanziarla ma guardarla solo con il cannocchiale.

Nessun commento: