lunedì 8 ottobre 2007

NON BASTA UN CASELLO PER LA RETE INFRASTRUTTURALE

Il Tempo ha inaugurato la sua nuova versione grafica con una buona notizia: sono in arrivo i finanziamenti per la metro C e per sbloccare il casello dell’A24. E’ un primo importante passo, pur se Roma (e l’Italia) restano ancora indietro in materia di infrastrutture locali . Il 26 settembre, alla vigilia dell’approvazione della finanziaria, la Fondazione Formiche ha presentato, in un convegno nella capitale, un quadro impietoso del ritardo dell’Italia in materia di infrastrutture logistiche, anche a ragione di contraddizioni nella riforma del Titolo V della Costituzione varata frettolosamente nel 2000 dalla sinistra nell’illusione di poter così vincere le elezioni. Formiche e ItalianiEuropei (quindi due fondazioni riformiste, di centrodestra l’una e di centrosinistra l’altra) hanno lanciato un appello bipartisan per correggere il Titolo V della Costituzione.
Confusione ed incertezze si sono accavallate negli ultimi anni. Ad un seminario di studi organizzato il 3 ottobre dal Gruppo Internazionale Dexia-Crediop, un’analisi dell’Università di Roma La Sapieza ha messo in rilievo come le privatizzazioni (che avrebbero dovuto avere un impulso con l’art.35 della legge finanziaria 2002) furono “formali” e non “sostanziali”. Ove ciò non bastasse ci è mossi in modo discordante in materia di trasporto pubblico locale (decreto Burlando), gas (decreto Letta), energia elettrica (decreto Bersani) e acque (legge Galli).
Su questo quadro frammentato si innescano le due versioni del ddl Lanzilotta; le seconda (mantenendo il doppio binario della gara e delle fornitura di servizi pubblici attraverso aziende speciali) non riduce l’incertezza né sugli obiettivi dei servizi pubblici locali (trasporti ed energia in prima fila) né sugli strumenti per offrirli ai cittadini nelle condizioni migliori. Le ristrettezze finanziarie – il periodico Public Fiuance ha dedicato il numero di settembre alla situazione degli enti territoriali italiani (Regioni, Comuni, Province) nel 2001-2006- si inseriscono in questo contesto istituzionale. Possono soltanto aggravare la situazione.
Come dipanare la matassa? Il Dipartimento di Economia della Sapienza propone quella che definisce “una scelta radicale”:“una gestione pubblica separata dalla fornitura del servizio, almeno sino al momento in cui non sarà risolto il nodo degli assetti gestionali” al fine di “contribuire a fare chiarezza nei processi produttivi e a livellare il campo di gioco tra i concorrenti”. Più che “radicale” è una soluzione di buon senso per Roma ed altre grandi città, specialmente in una fase come l’attuale (lo si è già visto in questa rubrica) in cui c’è una spinta imprenditoriale in campi (telecomunicazioni, energia, autostrade) con prospettive di profitto, più che in altri, come il trasporto e l’ambiente locale, dove i benefici vanno quasi interamente alla collettività.

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