lunedì 1 ottobre 2007

FINANZIARIA FUORI DALLA REALTA’

La manovra dei timidi tagli è “una finanziaria precaria”. Si basa su ipotesi di crescita del gettito (6.050 milioni di euro, composto per 4.500 milioni da “gettito tendenziale” ossia conseguente all’aumento del valore aggiunto di beni e servizi) che stridono con stime realistiche dell’incremento del pil (attorno all’1-1,3%). Inoltre, le oltre 70 pagine del ddl in senso stretto comprendono decine di piccole voci di spesa destinate a dilatarsi durante il dibattito parlamentare. E’ “precaria” soprattutto perché si basa su ciò che i cultori della teoria dei giochi chiamano “un equilibrio dinamico”, quindi instabile. Vi ricordate John Nash ed il film A Beautiful Mind? L’equilibrio dinamico è costantemente instabile in quanto dipende da come ciascun giocatore risponde ai giochi degli altri (ricavandone le strategie dalle loro mosse). Nel caso di questa finanziaria l’equilibrio è particolarmente complicato in quanto ciascun giocatore gioca , contemporaneamente , almeno su due tavoli diversi (e con obiettivi differenti): uno con gli altri partner della coalizione (dove intende massimizzare quanto incidere sulla politica complessiva, in lessico tecnico “la propria reputazione”) ed uno con il proprio elettorato (dove intende massimizzare “la propria popolarità” rispetto al bacino dei potenziali elettori).
Il negoziato all’interno della maggioranza – ed il rinvio al 12 ottobre dell’esame di come normare il Protocollo sullo stato sociale- prova quanto sia dinamico, ossia instabile, il gioco tra le varie parti in causa e sui vari tavoli. Ad una lettura superficiale, il Presidente del Consiglio Romano Prodi hanno massimizzato i loro obiettivi: una finanziaria leggera, alcuni piccoli sgravi tributari, molte benemerenze dal profumo elettoralistico. Ad una lettura più attenta, per Prodi & Co è stata una vittoria di Pirro. L’intero impianto si regge su un quadro macro-economico scarsamente realistico nonché su stime di entrate ancora meno realistiche.
A questo punto, occorre chiedersi : con una “finanziaria precaria” all’insegna di un equilibrio dinamico ma fortemente instabile, a chi conviene rompere il gioco e quando? L’interpretazione corrente è che a staccare la spina sarebbero, prima o poi, coloro che nella coalizione vengono considerati centristi e riformisti (l’Udeur di Mastella, i Liberal-Democratici di Dini, i “liberal” diessini e margheritini), stanchi (con i propri bacini elettorali) delle richieste di una posta sempre maggiore da parte degli altri . La teoria dei giochi applicata alla finanziaria 2008 suggerisce, invece, un percorso differente: sarà la sinistra radicale a rompere l’equilibrio dinamico quando dal tavolo in cui gioca con i propri elettori avverte che può massimizzare la propria popolarità (portando via una fetta potenziale di votanti al PD). Ciò comporta una scelta accurata dei tempi di cui ora si possono intravedere i lineamenti: nell’ipotesi di crescita economica piatta o quasi (e quindi di crescenti difficoltà a restare negli obiettivi europei senza nuove manovre di finanza pubblica), sulle proposte di queste nuove manovre verosimilmente la sinistra radicale si preparerà ad andare alle urne. Nella primavera 2008? Più probabile in quella 2009. Non soltanto per salvaguardare i “vitalizi” a numerosi funzionari di partito in Parlamento alla prima legislatura ma proprio perché il percorso che ha portato alla finanziaria precaria ha mostrato che l’equilibrio dinamico dei giochi su più tavoli per quanto instabile ha adeguata capacità di tenuta. Molte trappole, però, sono nel grembo degli Dei.

1 commento:

Chris ha detto...

Eccellente analisi. Certo a Romano Prodi non gli si può dire di non essere tenace, anche se spesso perseverare è diabolico. Alla fine anch'io sono convinto che il "backyard" delle varie anime che compongono il centrosinistra prevarrà sull'interesse comune, perchè figlio di una coalizione eretta su terreni argillosi. Altro che coesione...