mercoledì 29 agosto 2007

LA GHIGLIOTTINA DEL CONSOCIATIVISMO

Nella conferenza stampa prima di partire per le vacanze, nonché in dichiarazioni date sulla costa Toscana e sull’Appenino Emiliano, Romano Prodi ha promesso un autunno caratterizzato da salda ripresa economica. A metà agosto, però, i dati sull’andamento dell’economia reale dell’Ue in generale, e dell’Italia, in particolare, hanno evidenziato una brusca frenata. In primo luogo, secondo Eurostat, il tasso di aumento del pil dell’Ue tra aprile e giugno è stato dello 0,3% allo 0,7% segnato nel primo trimestre ed allo 0,9% riportato negli ultimi tre mesi del 2006. Più preoccupanti, le previsioni diramate dai 20 maggiori istituti di ricerca econometrica internazionali (tutti privati, nessuno italiano): la “ripresina” del 2005-2006 sarebbe già terminata, il tasso d’aumento del pil dell’Ue su bassa annua tornerebbe dal 3% circa (2007) a poco più del 2% - quello dell’Italia del 2% (2007) a poco più dell’1,5%. Ci si allontana dall’obiettivo (definito nel marzo 2000 a Lisbona dai Capi di Stato e di Governo dell’Ue) di rendere l’Europa l’area più dinamica dell’economia mondiale. Non solo ma previsioni al 2020 dell’Università di Harvard (Prodi farebbe bene a studiarle) sottolineano che se non si cambia strada in materia di politica per la famiglia, l’Italia è condannata ad un tasso annuo di crescita del pil dell’1,8% - ben inferiore al 2,5% che caratterizza le altre economie mature e i Paesi di maggior peso nell’Ue: su un arco di 20 anni, perdere quasi il 30% della crescita potenziale vuol dire arretrare di brutto nelle graduatorie dei Paesi industriali ad alto reddito.
Cosa fare? In questa rubrica abbiamo spesso indicato soluzioni a problemi puntuali. Alla ripresa autunnale, si pone un problema di metodo (nei rapporti con gli alleati di Governo e con le parti sociali): concertare le linee di politica economica da presentare al Parlamento non consociare (dare pezzi e bocconi a questa od a quella espressione di interessi legittimi) al fine di acquisire un consenso instabile ed inefficiente.
La differenza tra concertazione e consociazione è il tema di fondo del volume di Paolo Peluffo (che Prodi in persona ha posto alla guida di un importante Dipartimento della Presidenza del Consiglio): il volume riguarda Carlo Azeglio Ciampi, che Prodi ha voluto al proprio fianco come Ministro (“Ciampi- L’Uomo e il Presidente”, ben 532 pagine a stampa fitta). Nè Ciampi nè Peluffo sono contigui a quella che oggi è l’opposizione. Il libro è un documento molto speciale (chiaramente di parte, come lo sono tutte le testimonianze, e di centro-sinistra) in cui si testimonia su un periodo difficile della vita economica e politica del Paese, per molti aspetti analogo a quello che travaglia l’attuale coalizione di Governo. Il filo conduttore è la concertazione come “un metodo per governare” e la differenza profonda, sia concettuale sia di operativa politica, tra gli inciuci grandi e piccoli all’interno di una litigiosa coalizione per mantenerla in vita facendola tirate a campare. Di “consociazione” se ne è fatta moltissima in questi ultimi 18 mesi: specialmente accordi di basso livello (come quello sulla previdenza e quello che si profila sul riassetto della Legge Biagi) per soddisfare uno schieramento che preferisce le intemperanze della piazza ed a cui le responsabilità di Governo stanno strette come corazza di misura troppo piccola. Ciò ha minato sia la tenue coesione interna della coalizione (sempre sull’orlo di una crisi) sia l’immagine internazionale dell’Italia. Una “concertazione” alta , mirata agli obiettivi a lungo termine del Paese, è essenziale per rimettere in marcia il Governo e far sì che utilizzi gli strumenti a sua disposizione per cercare di rilanciare l’economia.
Altrimenti, meglio ammettere che si è arrivati al capolinea. A scendere tutti. A cominciare dal conducente.

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